Parlare di se stessi non è semplice, specie per un artista.
Oggi condivido un testo critico che mi è stato dedicato e che rispecchia alcune caratteristiche della mia arte:
“La Bellezza è l’unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana. Le filosofie si disgregano come la sabbia, le credenze si succedono l’una sull’altra, ma ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni, ed un possesso per tutta l’eternità”.
(Oscar Wilde)
Per un artista, osservare la natura dispiegata davanti agli occhi, è un atto d’amore che si presta e si sposa spesso al desiderio di emularla e di entrare in profonda simbiosi con essa, nel tentativo di comprenderla e coglierne i lati analogici e compendiari. Nelle sue forme geometriche, flessibili e sinuose l’artista ravvisa intuizioni personali, magari da tempo cullate e cerca quindi di concertarsi con lei nella creazione del nuovo, sempre in armonia con le sue sollecitazioni.
L’osservazione prima e la progettualità poi, sono le prime tappe verso la creazione dell’opera d’arte che è il frutto maturo di una profonda elaborazione di dati, cognitivi ed esistenziali.
Antonio Amoruso è uno scultore del marmo e dentro questo meraviglioso materiale vede già la sua idea prendere forma, iniziando interiormente un lungo percorso di elaborazione.
Un artista affascinato e rapito dall’arte classica. Nella classicità dei modelli greci e rinascimentali vede tutti gli elementi utili per sviluppare il proprio personale linguaggio. Il discorso concettuale sotteso nella sua produzione, è quello di riportare in auge la bellezza della scultura pura, all’interno di una dimensione visiva classica ed elegante, chiara e cristallina, conservatrice. Di conseguenza, la fruizione delle sue opere, fuori dalle speculazioni concettuali della contemporaneità, avviene nell’immediatezza, nella semplicità delle forme che immediatamente evocano il soggetto ritratto nella sua pura essenza volumetrica.
Amoruso ama l’arte antica e nel suo linguaggio diretto, inequivocabile, omaggia la forza bruta che aggredisce la materia per raggiungere un’idea, un’ideale. Nella scultura, specchio della natura, l’artista si riconcilia con il creato attraverso un dialogo. Sotto questa prospettiva, le sue sculture divengono una mediazione fra il mondo delle idee e quello della natura.
Il combattimento che l’artista intraprende verso la materia, la dura pietra, serve per raggiungere l’idea, che è già contenuta all’interno del blocco. Quindi dopo una meticolosa preparazione intellettuale si farà strada nel marmo per portare alla luce quell’ideale di bellezza estetica che è già presente nella natura stessa. È la bellezza della materia, che si rivela nello spazio attraverso la sua lucentezza e la sua asperità a fungere da significato immediato. Il materiale stesso, nel suo pregiato candore, incarna già importanti significati: bellezza e armonia.
Un artista molto esigente, determinato nel raggiungere specifici obbiettivi estetici, che persegue con una ricerca instancabile. Il marmo è un veicolo per trasmettere la visione idealizzata dell’artista, costruita su fondamentali concetti estetico/ filosofici come armonia, bellezza, decoro. Ricerca nel canone di bellezza greco, un punto di inizio per innestare il suo personale percorso artistico, che sviluppa successivamente attraverso una mediazione di sintesi, di immediatezza formale ed espressiva, riducendo elementi effimeri e sacrificabili. Raramente nella contemporaneità si incontrano artisti così affascinati dal classico da desiderare di misurarsi con tale intensità con quei determinati modelli, spesso lontani da noi anche culturalmente, che per essere compresi e introiettati necessitano di un duro lavoro. Anche il tempo diviene così un compagno di viaggio dell’artista, che certamente non può misurarsi con il materiale che si appresta a lavorare senza una giusta formazione, una preparazione molto specifica, lungamente coltivata. Il marmo dal canto suo non accetta troppi ripensamenti: quando si affonda lo scalpello, non è più possibile tornare indietro. Ogni segno lasciato è indelebile, non può essere cancellato.
Amoruso ricorda gli artisti del rinascimento. Infatti lo sguardo che rivolge verso la statuaria classica è di puro amore, sia concettuale che estetico. L’amore per l’arte che necessita di una profonda frequentazione per dare frutti così specifici e mirati. E non potrebbe essere diversamente dal momento in cui si scelgono tali modelli così densi e ricolmi di suggestioni stilistiche, cime così impegnative da scalare. La scultura di Amoruso è infatti anche una sfida fra la materia e l’idea, fra l’ambizione e il raggiungimento della meta.
Ogni dettaglio, quindi, non può essere trascurato, bensì calibrato, studiato, approfondito. L’estrema cura che l’artista mette al servizio delle sue sculture emerge anche nella scelta meticolosa dei blocchi di marmo, che effettua personalmente presso la Cava Michelangelo a Carrara.
La sintesi che emerge dalle sculture, levigate a specchio, trasporta l’osservatore all’interno di un viaggio nel tempo, dove gli stili e le conquiste del passato divengono un substrato su cui innestare il nuovo. Si tratta di un linguaggio colto, citazionista, ed emergono tutte le influenze della nobile tradizione italiana dell’arte scultorea. Come guidato da antichi maestri lo scultore riesce a creare un linguaggio che nella sua maestosità e complessità evoca i traguardi espressivi raggiunti nel tardo rinascimento poi traslati in un linguaggio più sintetico e diretto, più prossimo alla contemporaneità, come in un neo Ritorno all’ordine, una nuova oggettività. Le sculture di Antonio Amoruso sono di rara eleganza, di gusto raffinato, realizzate attraverso un linguaggio che dialoga in modo serrato con il modernismo internazionale del ‘900.
Marco Genzanella
(in foto: Antonio Amoruso, Viso di donna, cm 17 x 28 x h 44, marmo bianco di Carrara, cava Michelangelo 2015)