Arte e tecnica

“L’invenzione di tecniche precede di solito l’arrivo dell’artista capace di utilizzarle.”

Nicolás Gómez Dávila

L’idea, l’ispirazione sono a monte di ogni creazione artistica.

I mezzi e i modi attraverso i quali si raggiunge ciò che si è progettato cambiano e si modificano attraverso i secoli. L’uomo da sempre cerca di aggiungere un prolungamento al suo corpo, delle “protesi” per impattare sul mondo esterno. Dalla selce scheggiata dell’uomo preistorico con cui tagliava le superfici, al laser di quello  contemporaneo, il passo può apparire lungo e lento ma a muoverlo è stata la medesima necessità: migliorare le proprie prestazioni, lavorare più in fretta, ottenere migliori risultati. Sostanzialmente si tratta di un processo di raffinazione, di messa a punto. Prima un’idea, poi un’azione. Così anche l’arte ha mosso i propri passi nel mondo.

Dalla scultura lavorata con forza  e sudore con martelli e scalpelli sino ad arrivare all’utilizzo di macchine e computer sofisticati in grado di muovere braccia robotiche che ripetono nei minimi dettagli ciò che è stato loro richiesto. Analogamente in antichità  si segnavano i blocchi di marmo con punti e segni per raggiungere virtualmente la parte interna che sarebbe stata sgrossata in modo preciso. Abbiamo cosi’ accorciato i tempi, delegato alle macchine la nostra fatica, contratto il tempo che andava dal pensiero al braccio, dall’idea all’azione. Probabilmente ci siamo privati di qualche piacere.

Abbiamo tolto alle mani e alle braccia quella dimensione tattile e fisica del misurarsi con le superfici e i pesi. Il pensiero che correva dalla mente alla mano doveva confrontarsi con la stanchezza del quotidiano, in un rapporto di stretta simbiosi sensibile con il corpo. La robotica e la tecnologia raffreddano portandoci spesso in una dimensione prettamente mentale e progettuale.

Allo stesso modo Leon Battista Alberti creò la macchina “virtuale” della prospettiva lineare geometrica per rendere misurabile e raffigurabile la rappresentazione dello spazio. La stampa a caratteri mobili di Guttenberg sostituì la lenta creazione dei codici miniati.

Il tempo permetterà di trarre le giuste considerazioni e forse questi fenomeni saranno riconsiderati più correttamente nel corso dei secoli.


La tradizione dell’utilizzo del marmo in scultura e in architettura ha una storia millenaria. Siamo portati a continuare a vedere nello scalpello e nelle bocciarde quegli strumenti utili a lavorarlo per creare i capolavori a cui ci siamo abituati visitando musei e mostre. Tuttavia in un mondo che espande continuamente i propri confini tecnologici, anche la lavorazione tradizionale si sta pian piano sposando con l’innovazione e molti artisti, scultori e design hanno ampliato le proprie potenzialità imbracciando “protesi” tecnologiche.

I puristi storcono il naso forse giustamente.

In molti ambienti artistici e intellettuali permane l’idea che quel calore, quello del gesto del corpo,  non possa essere sostituito e che nessun prolungamento tecnologico debba frapporsi fra l’artista e la materia. Questo pensiero conservatore trova forte appiglio anche in funzione della dimensione alienante dell’uomo contemporaneo, che necessiterebbe appunto di una marcia indietro per ritrovare una più consona dimensione esistenziale e biologica.

 È un dialogo aperto e più che mai urgente. Questa dimensione del pensiero segnala anche una costante dicotomia e oscillazione che ciclicamente emerge.

Come non ricordare come fu accolta la fotografia al suo apparire nel 1839. Daguerre si misurò con artisti e accademici e la sua scoperta mise in crisi il settore del ritratto e molti pittori persero il lavoro.

La fotografia era arte?

Una macchina che registrava la “realta” meccanicamente era da considerare tale?

Oggi nessuno metterebbe in dubbio che la fotografia lo sia…ma sono passati 200 anni da allora. Eppure anche lei passò decadi difficili dove per salire nell’olimpo delle arti cercò di misurarsi con la pittura emulandola negli effetti pittorici a braccetto con la chimica e le tecniche di sviluppo.

Ai posteri l’ardua sentenza di ridefinire questi difficili rapporti, nel passaggio fra il vecchio e il nuovo.


MARCO GENZANELLA

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