Dialoghi e pensieri sull’arte – 2° parte

Antonio Amoruso ha desiderato celebrare con la scultura RITORNO la fiducia e il coraggio nell’affrontare un’importante operazione chirurgica, essa stessa simbolo di rinascita e vitalità. Fidandosi del suo interiore slancio vitale, l’artista si è collocato in questo delicato territorio di mezzo, entrando nella parte viva e pulsante del tema:

quella “dimensione” particolare in cui la vita dell’uomo è tesa fra due emisferi, fra la vita e la morte.

Quali sono state le motivazioni e le necessità che hanno portato l’artista Antonio Amoruso a realizzare la scultura RITORNO?

“La parola RITORNO implica che ci sia stata anche un’andata…vissuta nella sua completezza e interezza.

Nel momento in cui seppi della mia malattia e della conseguente operazione chirurgica che mi attendeva, rimasi sbigottito e impaurito.

Mi dissero che il mio corpo, durante l’operazione, non avrebbe funzionato in modo autonomo, in quanto alcune macchine avrebbero lavorato al suo posto.

Una sorta di sospensione della vita biologica, sostituita da quella meccanica e digitale…

“L’andata” è quindi il momento in cui ti rendi conto che potresti non tornare da quella sala operatoria.

I saluti, gli sguardi ai famigliari…momenti difficili e pieni d’amore, terribili e vertiginosi.

Il saluto a mia moglie…

“L’andata” in sostanza si presentava come certa e sicura.

 Il “RITORNO” no, non era certo…

Finito l’intervento, durato cinque ore, ho aperto gli occhi e ho visto la luce. Una luce reale, quella appunto fredda della sala operatoria, ma che per me era rivestita di una forte valenza simbolica.

Quella luce era il mio ritorno alla vita.

Solo la vista e il pensiero erano con me, il resto delle mie facoltà e la capacità di muovermi erano completamente assenti.

Una sensazione meravigliosa mi avviluppava completamente, in quanto la vita era ancora in me.

Ero vivo e potevo vivere. Questa consapevolezza mi arricchiva di minuto in minuto e cresceva la voglia di sperimentare e di comprendere quello che avevo vissuto e ciò che mi aspettava.

Certamente non avrei più guardato alla vita nello stesso modo.

C’era stata una scissione in quell’evento traumatico. Un segno, anche simbolico, fra un “prima” e un “dopo”.

DIALOGHI CON L’ARTISTA ANTONIO AMORUSO di Marco Genzanella. 

Nell’immagine un dettaglio delle mani del chirurgo tratto dall’opera RITORNO.

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