Inno alla trasformazione – 3°

Antonio Amoruso ha desiderato celebrare con una scultura la fiducia e il coraggio nell’affrontare un’importante operazione chirurgica, essa stessa simbolo di rinascita e vitalità. Fidandosi del suo interiore slancio vitale, l’artista si è collocato in questo delicato territorio di mezzo, entrando nella parte viva e pulsante del tema:

Quella “dimensione” particolare in cui la vita dell’uomo è tesa fra due emisferi, fra la vita e la morte.

Nel 2019 all’artista viene diagnosticato un tumore.

Verrà operato entro pochi giorni.

In quella circostanza, mise la sua fiducia nelle mani del chirurgo oncologo, che lo rassicurò infondendogli serenità.

In seguito realizzerà una scultura in marmo dal linguaggio fortemente simbolico.

Una composizione che richiama esteticamente le immagini degli ex -voto, dell’arte popolare devozionale.

La figura del chirurgo non compare nella composizione, ma solo le sue mani sono presenti, propaggini del pensiero e protesi dell’azione.

Due mani che lavorano le carni con pazienza e mestiere, sicure, determinate e consapevoli che ogni gesto comporta una conseguenza, lascia un segno.

Mani a cui ci si affida con fiducia, nella speranza che il loro intervento porterà i risultati sperati e la conseguente guarigione.

Antonio Amoruso tende ad affrontare nella sua produzione temi intensi, toccanti e decisivi.

Le sue sculture sono il frutto di atti creativi che tendono ad innalzare l’uomo come creatore di se stesso, come osservatore dei fatti e capace di riconoscere la bellezza in tutte le cose.

Un’arte sincera ed emotiva, che narra gli eventi con la profonda volontà di comprenderli e trasformarli in messaggi di redenzione.

La malattia come la morte sono per l’artista tematiche fondamentali, capaci di spalancare le porte verso dimensioni altre, arcane, sottili e simboliche. 

Senza voler fornire risposte sicure e rassicuranti, l’artista prepara un “teatro” anatomico dove forze simboliche combattono la battaglia della vita.

E’ l’atto del vedere e del “voler” guardare il tema cardine dell’opere in esame.

L’artista sembra domandarci se siamo disposti a farlo e se siamo consapevoli,

 “aprendosi” davanti all’osservatore come carne viva e pulsante. 

Un busto privo di riferimenti specifici, privo d’identità.

Un torso lucidato ed anonimo, che potrebbe appartenere a chiunque: io, tu, forse tutti noi…

“Siamo fatti di carne e sangue” sembra suggerire.

Le mani del chirurgo sezionano il male estirpandolo attraverso gesti calibrati e su tutta la composizione regna la pace e il silenzio.

Il candore del marmo bianco di Carrara induce ad un ulteriore raccoglimento:

l’attimo è sacro e il silenzio è come una preghiera.

Questo lavoro del Maestro Amoruso richiama alla mente le visioni biologiche in cera degli anatomisti settecenteschi, quei modelli anatomici didattici che servivano agli studenti di medicina per approfondire l’anatomia umana.

L’artista tratta il tema come un chirurgo appunto, freddo, senza farsi coinvolgere emotivamente e soffermandosi sul dettaglio e i particolari.

Pur trattando un tema forte, conferisce alla composizione una grazia classica, composta e raffinata.

Le simbologie del bene e del male vengono incarnate come in un’antica raffigurazione medievale nei simboli del fiore e del serpente.

Un’opera definitiva, che suggella il rapporto dell’artista con i temi fondamentali dell’esistenza umana, spalancando per noi osservatori affascinanti paesaggi interiori dove perderci nella contemplazione dell’empermanenza e della caducità della vita dell’uomo.

Un inno accorato ad un salvatore, un chirurgo oncologo che ha permesso che la sua vita continuasse.

Marco Genzanella

Nell’immagine la scultura RITORNO; marmo della Cava Michelangelo, Carrara.

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